martedì 16 ottobre 2012

e' Micòt




Non c’è  la scuola questo giovedì mattina perchè sono cominciate le vacanze di Pasqua e io sono libero di godermi la mia mamma che fa la ciambella.
«Non starmi sempre tra i piedi!» mi dice intanto che tira giù il tagliere. Io faccio un passettino indietro, giusto per accontentarla, poi le ritorno sotto per vedere meglio. Setaccia la farina, poi fa il mucchietto col buco nel mezzo: un po’ di strutto, tre o quattro uova, lo zucchero, la dose, un pochino di latte e comincia a mischiare, ad ammucchiare, a impastare. Fa i filoni, li stende nel padellone, sbatte un tuorlo d’uovo e con un pennellino glielo stende sopra. Dopo, col coltello, raschia ben bene il tagliere e con quel po’ di pasta che ha rimediato fa e’ micòt, un filoncino piccolo, piccolo, ma...  proprio piccolo!
Col padellone sulla testa la Giordana va, tre case più in giù, al forno di Bas-cén e io dietro attento che non perda e’ micòt per la strada.
C’è un via vai di donne nel forno che non stanno ferme un minuto, si danno voce, volteggiano, chiacchierano, si muovono leggere, pare che ballino tra il nero dei padelloni e il giallo delle ciambelle ancora crude. In fondo a quella confusione sta Bas-cén, con la canottiera bianca ed il berretto in testa, che dà l’ultima pulita al forno già caldo per mettere a cuocere i primi filoni. Intanto sua moglie si muove, in mezzo a tutta quella gente, come un’anatra che ha perso i suoi anatrini, Elvira di qua, Elvira di là, è dappertutto e non c’è da nessuna parte.  
«Rino va al forno a vedere se la ciambella è pronta» mi dice verso le undici la mia mamma.
Vado giù di corsa nel forno e chiedo all’Elvira se la ciambella è cotta.
«Vieni verso mezzogiorno» mi risponde con quella vocina di miele, parlando come se avesse una caramella in bocca.
«E’ micòt l’avete messo su?» le chiedo un pò preoccupato.
«Sì sì» mi risponde ridendo, «abbiamo messo su anche il tuo micòt!»
Verso mezzogiorno andiamo a prendere la ciambella cotta, c’è un odore nel forno, ma un odore che ti viene voglia di mangiarla subito, almeno una fetta, almeno e’ micòt! Ma non c’è niente da fare.
«Oggi è troppo calda, non si possono far le fette, si rompe tutta, venerdì non si può mangiare perchè è vigilia e dentro c’è lo strutto. Sabato. Sabato mangi e’ micòt e domenica mattina, che è Pasqua, si mangia la ciambella con l’uovo benedetto!» mi dice la mia mamma con quell’aria da generale. Aspetta pure Rino, fino a sabato niente da fare.
Quando vado nella camera vedo i filoni della ciambella sopra il comò coperti da un telo bianco, lo alzo  un pochino, si sente un profumo!
Proprio lì davanti a me c’è anche e’ micòt che mi guarda, pare che rida… quel patacca!





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