mercoledì 21 marzo 2012

L'Oro della Marecchia

Nel video la voce dell'autore che racconta nel dialetto romagnolo di Poggio Berni.


L'oro della Marecchia

Questo racconto vuole essere un omaggio alle persone che subito dopo la guerra,
con la miseria che si tagliava a fette, si sono spezzate la schiena a raccogliere
e a spaccar sassi nel fiume, per portare qualche soldo a casa.

Il sole della Marecchia accecava gli occhi nel piazzale degli spaccasassi.
Una polvere bianca, fina, fina si era insinuata dappertutto, coprendo i mucchi del pietrisco e le schiene nude e sudate degli uomini.
L’aria sporca e calda ti entrava nei polmoni e ti pareva di affogare in un gorgo di acqua torbida.
Non vedevi neanche il cielo, nascosto dietro quel velo opaco e opprimente.
Sentivi solo i colpi dei martelli che si davano voce uno dietro l’altro, in una cantilena che non finiva mai.
Diventavano più radi verso sera quando i più stanchi smettevano e, con le biciclette bianche di polvere, ritornavano lentamente a casa nella loro miseria.
I più giovani martellavano un altro po’, quasi per rabbia, poi, pianino pianino, tutto quello scompiglio si spegneva col sole che andava giù dietro Torriana.
In quell’aria rossa, nel silenzio del piazzale, tra le ombre lunghe dei mucchi di pietrisco, passava la fila stanca dei muli che si tiravano dietro, con la testa bassa, il carro vuoto col carrettiere seduto, le gambe penzoloni e le redini lente nelle mani.
Quando l’ultimo era sparito nella curva di “Salvadaur”, una nebbiolina fina, quasi trasparente, si alzava dal greto del fiume, ferma a mezz’aria, si avviluppava lenta nelle sue spire, fino a diventare l’ombra di un carro ribaltato, con le ruote per aria.
Si sentiva come un respiro, come una voce che borbottava parole incomprensibili, con un’ansia, con un tormento da farti venire la pelle d’oca.
«È il vento della sera» diceva il mio babbo  «che viene su dal mare ruzzolandosi tra i sassi e fa delle ombre strane con la sabbia del fiume.»
«È il fantasma del carrettiere» diceva la mia nonna «sparito nel mezzo della fiumana insieme al  mulo e al suo carro, pieno d’oro.»

venerdì 25 aprile 2008

Il gorgo della Garisenda


Nel video la voce dell'autore che racconta nel dialetto romagnolo di Poggio Berni.


Il gorgo della Garisenda

Andavamo di là del fiume, d’estate, a fare il bagno nel gorgo della Garisenda.
Camminavamo nell’ombra dei pioppi tra i campi  ancor gialli, col profumo di grano appena tagliato poi, in fondo al viottolo, coi sandali nelle mani, attraversavamo il letto del fiume, saltando coi piedi nudi sui sassi che scottavano, sguazzando nelle pozze d’acqua calda come il piscio, passando sopra la crosta tutta screpolata del sabbione.
Le urla, i salti, gli scherzi, le risate riempivano il silenzio della Marecchia addormentata nella calura del solleone.
L’aria ferma, calda, piena di luce ti abbagliava gli occhi. Poi gli schizzi  dei tuffi dalla massicciata, gli schiaffi dell’acqua chiara, mano a mano più torbida, la serpentina delle mutande, dei sandali, dei calzoncini, delle canottiere sopra i cespugli.
Non avevamo neanche cinquant’anni in sei, ed eravamo belli, belli in quel silenzio, sotto il sole, intanto che ci asciugavamo nudi e stanchi, stesi sulla sabbia dorata, a guardare il cielo blu sopra il nostro fiume.






martedì 22 aprile 2008

il trattore Landini

Nel video la voce dell'autore che racconta nel dialetto romagnolo di Poggio Berni.


il Landini

Quando il primo sole spazzava via l’ombra della notte dai campi ancora gialli del grano mietuto da poco, verso le quattro del mattino, per il fresco, il contadino attaccava l’aratro a Ro e Bunì e si metteva ad arare la collina del Poggio.
Si sentiva, ogni tanto, la sua voce, «va là Rò» ma era lontana, non dava fastidio, era come una cantilena che ti conciliava il sonno e, un giorno dopo l’altro, il giallo lasciava il posto al bruno della terra appena rivoltata.
Poi Ro e Bunì sono andati in pensione e al loro posto ci si è messo un trattore. Cominciava al crepuscolo e andava avanti tutta la notte “pum....pum.... pum pum pum pum pum...”
«Che ti venga un accidente» sacramentava il mio babbo, rigirandosi nel letto, tentando di dormire alla svelta, perchè alle tre e mezzo doveva alzarsi per andare a lavorare alla fabbrica.
Ma non si dormiva, appena chiudevi gli occhi “pum....pum.... pum pum pum pum pum...” quelle schioppettate ti si infilavano nel cervello.
Quest’anno va meglio perchè, al posto del Landini, c’è un Caterpiller che fa solo il rumore di un camion, un “brrrrr” tutto uguale, mai uno scatto, sempre lo stesso tono, oddio, qualche sgasata sì, ma solo ogni tanto, comunque educata, senza nervoso, sembra quasi gli dispiaccia.
Vuoi mettere con "pum... pum... pum pum pum pum?" ...neanche a parlarne!